Biografie:

Giulia CARAFA

 

Figlia del Principe di Roccella, Vincenzo Carafa della Spina, e di Teresa Cantelmo di Montemiletto, sorella maggiore di Mariantonia, nasce a Napoli  nel 1755. Donna colta e molto bella così da suscitare il morboso interesse di Re Ferdinando che lei respinge con orgogliosa umiltà[ 1] . Ventenne sposa Luigi Serra Duca di Cassano; per le sue nozze monsignor Bernardo della Torre le dedica un'opera sulla religione e per la nascita del suo primo figlio, il poeta Luigi Serio la paragona per la sua sapienza alla Dea Pallade. Li troveremo entrambi schierati per la repubblica nel 1799, Serio darà la vita per la difesa della città al ponte della Maddalena. 

Gaetano De Simone:

Giulia  Carafa Duchessa dei Serra di Cassano

(Napoli 1755 -  1841)

 

Nel suo celebre palazzo in Via Monte di Dio, costruito dal famoso architetto Ferdinando Sanfelice, riceve i maggiori artisti, poeti e i "filosofi" del tempo e  aderisce con slancio agl'ideali  di libertà e democrazia che si affermavano ormai nella Francia Repubblicana.

Proclamata la Repubblica a Napoli, il figlio Giuseppe viene inviato come delegato del governo  presso la repubblica di Genova e il figlio Gennaro diventa vicecomandante della guardia nazionale. Sebbene madre di undici figli partecipa, con la sorella Giulia, a molte iniziative di sostegno e di propaganda per il nuovo governo.

La Pimentel le definisce "Madri della Patria" e "i repubblicani stentavano a credere che le due altere sorelle, sole, tra le donne presenti, a mostrarsi con i capelli incipriati, figlie e mogli di gentiluomini che erano i più alti esponenti del fedualesimo, militassero sinceramente nel partito repubblicano, e nondimeno esse si prodigavano per l trionfo della causa" (A. Helfert: Il cardinale Fabrizio Ruffo).

 

Le due sorelle sono molto attive nel raccogliere e sollecitare soccorsi ed offerte per la Cassa Nazionale. 

 

Giuseppe Sciuti : Le madri della patria.

 

"Vedevasi la città piena di lutto: scarso il vivere, vuoto l'erario, e perfino mancanti d'aiuto i feriti. Ma due donne già duchesse di Cassano e di Popoli, e allora col titolo più bello di madri della patria, andarono di casa in casa raccogliendo vesti, cibo, danari per soldat e i poveri che negli ospedali languivano. Potè l'opera e l'esempio: altre pietose donne s'aggiunsero e la povertà fu soccorsa." (Pietro Colletta : Storia del Reame di Napoli).

 

 

Angelica Kauffmann: Allegoria per la morte di Gennaro Serra

 

Il 13 giugno Ruffo, con le sue armate sanfediste, sconfigge l'esercito repubblicano ed entra in città. Per sottrarsi allo scempio e alle violenze dei lazzari  cerca rifugio, con la sorella Giulia, in una delle navi predisposte per i capitolati. Vengono riconosciute e trascinate seminude per le vie della città. Hanno fortuna; si salvano dalla ferocia della plebe e vengono imprigionate.

Il 23 settembre la Giunta di Stato le condanna entrambe a sette anni di esilio. Il figlio, Gennaro Serra di Cassano, è stato condannato a morte e decapitato il 20 agosto insieme alla cara Eleonora Pimentel.

Si stabilisce con il marito in Toscana; ritornerà a Napoli nel 1804 nel suo palazzo, ma con il portone chiuso per sempre.

Grazie alla follia sopravviverà al dolore ed allo strazio subito.

Muore a Napoli il 14 marzi del 1841.

 

 

 

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 [ 1]      Si narra che Ferdinando, abituato a vedere le dame cadergli fra le braccia, andò a lagnarsene addirittura con la moglie Carolina, la quale si sentì direttamente offesa e che per questo motivo cominciò ad odiarla.