CASACALENDA

Domenico de Gennaro, amato da tutta la popolazione di Casacalenda già dal 1780 sostenne fortemente le ragioni del Comune contro il Duca del luogo, Scipione di Sangro. “Ebbe compagni nella lodevole impresa l’avvocato Prosdocimo Rotondo di Gambatesa ed il dottor Domenico Tata anche di Casacalenda”.  

Più volte Domenico Di Gennaro, quale mastrogiurato, rivendicò i diritti di Casacalenda davanti ai magistrati sulle terre usurpate dal Duca, che fu sempre soccombente. Con la proclamazione della Repubblica Napoletana, il duca di Sangro approfittò della reazione sanfedista e fece “un’attività di propaganda contro Casacalenda e contro Di Gennaro, dipingendolo come liberale, patriota, e repubblicano ardente” e in maniera calunniosa, “ come nemico della religione”.  

Circa 12.000 persone, per lo più di origine Albanese, mossi più dalle prospettive di copioso bottino che da convincimenti politici assalirono  Casacalenda nei giorni  19, 20 e 21 di febbraio del 1799. Ma i cittadini opposero un’eroica resistenza e molti assalitori (circa 150) perirono nel loro tentativo. Ma la superiorità del numero e delle armi, gli assalitori avevano anche un cannone, consigliarono di cercare una pace. Padre Giuseppe la Macchia trattò le condizioni della resa. I capi degli insorgenti chiesero la consegna del Di Gennaro giurando sul crocifisso che avrebbe avuto un regolare processo davanti al Re. Il Di Gennaro subito si offrì: Eccomi pronto, voglio andare, sono pronto a morire per il mio popolo..…

Domenico Di Gennaro

 

Consegnato che fu il Di Gennaro, i realisti mostrarono tutto il loro vero animo e ruppero il sacro giuramento. La notte successiva, approfittando del disarmo dei cittadini, invasero il paese e saccheggiarono tutte le case. Questi facinorosi, falsi custodi della religione,   non rispettarono le chiese ed i luoghi di culto. “Che maggiore empietà invadere le chiese; rapire calici, pianete, tutti gli arredi sacri, spezzare un'immagine di Gesù Cristo legato alla colonna , calpestare, le reliquie dei Santi , finanche il legno della S. Croce ! che empietà! che empietà! che empietà!"

Palazzo del Duca di Sangro.

  Undici cittadini, presi a caso, furono presi e portati sui monti circostanti e qui furono barbaramente e vigliaccamente trucidati. Ma non contenti, per soddisfare le brama omicida di nuovi assalitori accorsi per cupidigia di bottino, i loro cadaveri furono oggetto di nuova fucilazione.

Dal registro Parrocchiale di Casalenda alla data 21 febbraio 1799 leggiamo:

Sul Monte detto Calvario, e propriamente presso la casa di Nicola Marzitelli […] furono trovati fucilati i seguenti cittadini:

1.     Michelangelo Giuseppe Ciolla.

2.     Michelangelo Sancolla

3.     Vito  Polisena

4.     Carlo Caruso

5.     Francesco Caruso

6.     Domenico di Lazzaro

7.     Francesco di Tommaso

8.     Domenico Mastrocola

9.     Vincenzo Mastrocola

10. Francesco Serpe, detto il calabrese

11. Pietro di Nicola Venditto

 

Padre Giuseppe da Macchia, testimone di quei misfatti, ed artefice della pace concordata con i ribelli realisti, ha lasciato una cronaca molto particolareggiata e documentata di quei avvenimenti che riportiamo.

 

Manda un messaggio

Home Page

Ricerca

Ritorna