CARLO DE NICOLA

DIARIO

NAPOLETANO

 

 

SETTEMBRE 1800 

 

Lunedí primo settembre. Questa mattina si è con editto fatto sapere essersi mandate al Banco le rate maturate per le carte impiegate con la R. Corte sulla decima, volendo il Re far vedere con quanta religiosità manteneva le promesse. Il ritiro delle carte è arrivato a tutta la giornata di sabato a quindici milioni e mezzo. Non vi è che un'altra settimana, e la folla è immensa.

Sotto le ore 24 è arrivato il pacchetto colla notizia di essersi la Real Principessa sgravata in Palermo di un maschio. Anche questo è rincresciuto a Napoli, cioè che sia nato in Sicilia il primogenito di Sua Altezza.

Si ha notizia che la pace è conchiusa, ma non mancano notizie allarmanti. Si è arrivato fino a dire che Bonaparte abbia chiesto il passaggio al Pontefice per entrare nel Regno di Napoli, e che vi sia decreto della Convenzione Francese di non darsi affatto orecchio ai trattati di pace con Napoli.

Martedí 2 settembre. Si è inteso con orrore generale che collo stesso pacchetto che ha portata la fausta notizia dello sgravo della Principessa, sia tornata d. Luisa Molines Sanfelice ferrata di mani e piedi per eseguirsi la sentenza di morte contro di lei pronunziata un anno circa fa, giacché visitata a Palermo si è trovata non esser gravida. Tutto il reato di costei è di aver fatto scovrire la controrivoluzione che tentar voleva la compagnia di Baccher, che se fosse scoppiata sarebbe servita a farci essere tutti massacrati.

Domani è feria di Corte pel circolo, e Te Deum a Palazzo. Giovedí Te Deum a s. Chiara con intervento del Ministero, e la sera festa di ballo a Palazzo: tre sere di lumi, cominciando da questa, che sarà inutile pel gran vento che spira.

Mercordí 3. Vi è stata una lunga promozione d'ispettori di Polizia, ma si susurra la privazione di toga di tre altri giudici di Polizia, cioè de Bonis, Santucci, e Colabattista.

Si aspetta da Roma il consigliere Frammarino, del quale si dice che sia anche vacillante la grazia a causa del titolo di duca e degli onori procuratisi in Roma con farsi ascrivere in Campidoglio. Dicesi pure che se gl'imputi di non aver saputo mettere un'imposizione per non fare che tutta la spesa del mantenimento della truppa restasse a carico di Napoli.

Giovedí 4. Numerosissimo è stato il concorso al Te Deum in s. Chiara questa mattina. La festa poi di questa sera a Palazzo è stata molto scarsa di gente sopratutto di Nobiltà, essendovisi veduto grande miscuglio. La principessa di Ruffano si dice aver detto al segretario di S. E. che lo pregava di non mandarle altra volta il biglietto d'invito, perché a lei rincresceva trovarsi in mezzo a tanta gente, e non si fidava di non andare ricevendo il biglietto, gli disse però questo, non per la quantità, ma per la qualità della gente. Mi si dice pure che per avere l'invito v'era stata una tariffa di D/. cinquanta.

Venerdí 4. E’ arrivato da Roma il consigliere Frammarino. Ancora non si sa se la Molina Sanfelice debba o no morire. Tutto il publico la vorrebbe salva, e qualche persona che ha piacere di far rilevare la crudeltà di una tale azione se questa donna infelice si fa morire, dice che la Real Principessa, dopo sgravata avesse implorata la grazia per lei, dicendo essere la prima grazia che domandava nelle circostanze di aver assicurata la successione del Regno, e gli fosse stata negata. Io replico, credo ciò un'invenzione di chi ami far rilevare la crudeltà di tal caso, se mai segue.

Sabato 6. Si continua a dire che la pace generale sia vicina a conchiudersi, e si è anco stampata la notizia su di un foglietto volante dell'estensore della nostra Gazzetta, ma non si lascia di temere che Napoli ne sia escluso. Si parla di lettera scritta da Verona dal marchese del Gallo, e l'ho intesa riferire, in due letture: una è che avesse scritto di non essergli costato poco il far comprendere Napoli nella pace: l'altra, che i Francesi avessero chiesto tutto quello che avevano occupato del Regno di Napoli, o un equivalente compenso. Altri vogliono che avremo la pace, ma (ti costerà cara.

Domenica 7. E’ stata quest'oggi l'ultima giornata della rece­zione delle carte al valore nominale, e sono le ore cinque della notte vicine, ed i Banchi e la officina della recezione in s. Pie­tro a Majella sono ancora aperti. Si è cambiato, ossia si son vendute le carte sino a questa sera. Da due o tre giorni l'agio era bassato al 78 0%, perché molto contante era in vendita. Que­st'oggi ha variato ad ora, essendosi cambiato al 78 sino all'81 e quest'oggi al tardi anche al 75. Tutto dipendeva dall'esservi più o meno venditori di contante o compratori di carte.

Lunedí 8. Le carte ritirate per tutta la giornata di ieri sono arrivate a ventiquattro milioni, e stiede aperta la recezione fino a mezzanotte. Circa mezz'ora dopo arrivarono alcune carte da provincia, ma il direttore non volle riceverle essendo spirato il termine prefisso.

Si publicano contemporaneamente due editti ieri stesso, con uno contenente più capi si ordina che da oggi in poi le carte si dovessero ricevere al valore del corso, secondo la ‑ragione del giorno della recezione, da durare una tale abilitazione fino al giorno 10 ottobre prossimo venturo, qualora prima di tal di le polizze non abbiano avuto corso la R. Corte non sarà piú tenuta a riceverle. Sí rifletta che non si capisce come possono aver corso in piazza le carte che non hanno perduto il loro valore nominale. Se si fosse detto le carte si riceveranno dalla Regia Corte al corso di ieri, vale a dire al 75 o 76 per %, tanto poteva darsi che si potessero tra privati comprare e vendere all'80‑85. Ma non avendo valore alcuno, come se le puol dare dal corso? staremo a vedere.

Collo stesso editto i patti espressi di farsi i pagamenti in carta, si rimettono alla decisione dei Tribunali per la riduzione del debito a causa del minor valore che avevano le carte. Coll'altro editto si prescrive una nuova forma delle fedi di credito e notate fedi del conto nuovo, dovendo tutte avere un fregio impresso a nero che termina nella prima faccia da ogni lato, l'emblema distintivo colla figura del tutelatore, o allusivo al titolo del Banco e la impressione della parola contante. Le notate fedi avranno anco impresso il tit. del Banco e la parola contante.

Martedí 9. E’ accaduto quello che si supponeva, le fedi di credito del vecchio conto non hanno alcun corso in piazza, ed in conseguenza non si è aperta la seconda recezione, e si aspetta nuova risoluzione, che vi è chi la vuole per la totale abolizione delle rimanenti carte, chi crede che si aprirà la relazione alla ragione del 77 per cento. Altro dispaccio fu anche ieri comunicato ai Banchi col quale S. M., dopo un lungo proemio, viene ad ordinare che tutte le carte le quali non saranno esibite, come costituenti tanti crediti adeposti, vacanti, derelitti, s'intendono incorporati senza niuna eccezione al Regio Fisco, il quale debba essere riguardato come particolare successore degli antichi ed incerti proprietarii, e come creditore dei Banchi di tanta somma a quanto sarà per ascendere il valor nominale delle carte non esibite, aggiunta la plus valenza di quelle che forse si esibiranno al valore del corso dopo i quattro mesi, la qual somma sarà conteggiata coi Banchi stessi. Per la qual cosa vuole S. M. che da ora si debba intendere tal somma impiegata per ministerio di dritto al valor nominale, giusta l'editto degli 8 maggio per es­sere rappresentata dal Fisco sui beni dei Banchi. Tal disposizione è data dall'Azienda il di 4 aprile corrente anno. Ieri sotto la grotta di Pozzuoli vi fu un fatto d'armi in cui vi morirono tre persone oltre i feriti.

Mercordí 10. Quest'oggi uno che per le sue birbonate non avendo più che fare erasi arruolato nella squadra dì Polizia ove il degno direttore della Rossa raccoglie tutta la schiuma dei  birbanti di Napoli, in una rissa sopra Capodimonte ammazzò una persona e ne ferì un'altra. Indi calando in Napoli intrepidamente perché per questa gente vi è tutta l'impunità, al largo delle Pigne attaccò briga con altri, e ne ferí anche mortalmente uno e mentre lo inseguiva per finirlo, un camiciotto ch'era di sentinella innanzi ai Studi, fece alto in nome del Re, al che colui insolentemente rispose: « che alto e basso, che Re ecc. » prorompendo in quelle solite indecenti parole espressioni del volgo Napoletano. E non contento di cosí rispondere, impugnò lo schioppo e tirò sul camiciotto, ma non prese fuoco. Il camiciotto però fece la sua obligazione, perché con una fucilata lo lasciò morto a terra; lo disarmò trovandoli sopra pistole, scannatoio, e pietre e tornò al suo posto fra gli evviva di tutti i circostanti, che si consolarono per la morte di quel conosciuto birbone. Ecco quello che tutto giorno accade in mezzo Napoli, sotto la cura di un Tribunale di Polizia, composto da un direttore e dodici giudici, trentasei ispettori, e settantadue subispettori.

Giovedí 11. Si è posto il suggello alla barbarie e crudeltà colla esecuzione della Molina Sanfelice ch'è stata decollata al Mercato circa le ore quindici questa mattina. Un fucile che casualmente si è lasciato mentre stavasi preparando sul palco, ha fatto affrettare l'esecuzione, perché il boia sentendo il colpo, ha fatto cadere la scure come trovavasi la paziente. Vi è stato un poco di emozione e non si è mancato dire dai Santafede che il colpo si è sparato dai Giacobini per far nascere rumore.

Una improvvisa partenza di truppa per gli Apruzzi e Calabrie fa temere di qualche sinistro, ma forse sarà destinata al disarmo di quelle provincie, che purtroppo è necessario. Sento però che la truppa parte senza aver avuta la paga  di agosto.

L'erario sta sempre piú esausto, tanto che avendo l'arrendamento del grano a rotolo mandato al Banco il mandato di du­cati 23 m., pei consegnatari, il direttore Zurlo la mattina mandò a prenderseli.

Quest'oggi il principe di S. Nicandro ha dato un pranzo al generale Moscovita ed il nostro vice presidente del S. C. d. Michele de Iorio, per andarci, ha spuntata la Camera Reale.

Venerdí 12. Questa mattina si è trovato affisso alle rnura del monastero dei PP. dell'Oratorio detto dei Gerolomini un cartello che diceva « viva la libertà, morte al tiranno », e vi è come sottoscritto il nome di uno dei PP., cioè Giulio Colangelo col titolo di cittadino. A questo povero Padre da piú mesi è stata dichiarata una persecuzione con lettere cieche ai superiori piene d'imputazioni, forse sarà una continuazione di quelle per cosí ruinarlo. Mi si dice che l'affisso era al disotto delle finestre di Mons. Torrusio che là dimora, ed in parecchi altri siti del circondario.

Proveniente da Roma è venuto il principe di Ventirniglia col maggiore d. Ottavio Ciccone, e si dice abbiano portata la notizia che nel giorno dieci spirò l'armistizio al Reno, ed ai 13, vale a dire domani, spira quello d'Italia, per cui sono essi venuti a chiedere la quota di truppa che il Re di Napoli manda sotto il comando del generale Austriaco Barone Melas, onde partiranno seimila uomini subitamente

Si è affisso questa mattina un invito del brigadiere d. Luigi Adolfo de Roshti, per la formazione dei regimenti di milizia urbana. A leggerlo mi è sembrato lo stile di cui facevano uso i patriotti Bassetti e Schipani quando invitavano per la guardia civica.

Questa sera circa le ore quattro della notte, ritirandomi a casa, nel vicoletto di S. Giovanni in Porta, ho trovato sentinelle di cavalleria che impedivano il passaggio. Sentiremo qualche cattura.

Sabato 13. Vi è della costernazione per Napoli a causa della notizia dell'armistizio terminato e delle ostilità vicine a cominciare. Anco la formazione della milizia urbana è cosa che mette in agitazione.

Le truppe che partir dovevano questa notte, hanno avuto ordine di differimento.

Domenica 14 Questa notte partono due squadroni di cavalleria. Sono rientrati nel porto i legni Moscoviti che stavano per mettersi alla vela con mille e cinquecento uomini che sono tornati a terra.

Corrono ad arrolarsi alla milizia urbana, ma si ha l'avvertenza di non ascrivere se non dal ceto deglì artieri in sopra. E’ formato già l'uniforme rosso e bianco sul modello Inglese, e simile a quello dei cavalieri di Malta, il cappello è tondo con una faldina alzata con due penne una bianca, l'altra rossa.

Lunedí 15. La cavalleria che venerdí a sera trovai nell'imboccatura di' S. Giovanni in Porta, stava per la sorpresa che andò a farsi d'una casa ove la spia aveva detto che doveva esservi un Glub, appuntato sotto figura di cena. Ma sbagliata forse l'ora non si trovò alcuno, e tutto fu sogno. Sento bensí arrestate due donne vecchie che si trovavano in quella casa, e ciò per prender lume.

Le notizie son migliorate perché si sente che i Francesi si ritirano piuttosto che si avanzano in Italia.

Questa mattina la guarnigione del Palazzo è stata tutta coverta da truppa moscovita.

Martedì 16. La truppa di Salvatore Bruni ha questa mattina arrestata una persona perché sospetta, e qualche persona perché per curiosità si è arrestata ed ha fatto veder premura è stata anco arrestata. Se va innanzi di questo modo, tornerò da capo, ed il popolo sta proprio anelante per fare la terza volta la Santafede.

Corre voce della rotta data dagli Austriaci sotto Fano ad una colonna di patriotti Italiani che avanzavasi.

Mercordí 17. La scorsa notte è arrivata una speronara da Palermo e la notizia della resa di Malta seguita il giorno otto del corrente, essendovi entrata la guarnigione Inglese e Napoletana, ne avremo piú precisi dettagli. Corrono altre notizie dì sbarco d'Inglesi a Livorno, e di azioni cominciate al Reno, con svantaggio dei Francesi.

S. M. a Palermo si diverte con corse di barberi. Si dice venuto il dispaccio pel disarmo di Napoli ma si è detto più volte lo stesso.

Si è publicata colle stampe la notizia della resa di Malta.

Sento che sia proibita la nostra Gazzetta, non saprei indovinare. perché, mentre non dà notizie se non di cose risaputissime e favorevoli.

Continua l'arrollamento alla guardia urbana, e mi si dice che i parrochi abbiano avuto l'incarico di fare la nota di tutti gli atti alle armi dai 18 anni ai 50; ed eccoci alla republica. Parte tutto giorno o treno o truppa.

Il direttore Zurlo durante la guerra ha rinunziato a S. M. i suoi soldi. I ministri, offiziali di Segreteria, e tutta casa Reale son mesi che non l'hanno.

Quest'oggi un uffiziale della Posta è andato all'osteria dei Bagnoli, e si ha tirata una pistola all'orecchio. Si dice che abbia lasciato sopra di sè tre biglietti scritti, ma s'ignora fin'ora quale sia stato il motivo.

Venerdí 19. Due foglietti furono trovati addosso a quell'infelice che si ammazzò ieri. Egli chiamavasi d. Gioacchino Baldari, e si ammazzò nell'osteria detta taverna delle carcioffole alle paduli al ponte della Maddalena. I due biglietti erano diretti uno al cav. Ribera, direttore della Posta, l'altro a d. Gaetano

Solonna affittatore del Procaccio. Dicea in quelle ch'egli era un antico uffiziale che si ve  deva attrassato col soldo di D/. nove al mese, mentre il direttore Zurlo ed il fiscale d. Davide Vinspeare, che tratta da Giacobini, avevano situati tanti loro aderenti con soldi generosi, e che però si ammazzava per disperazione.

Aboliti i Sedili di Città che avevano il privilegio di fare la elezione dei Tavolarj del S. C., si fecero i concorsi dalla Deputazione Regia succeduta all'abolita Città; ed era già stato eletto per Tavolarlo l'ingegnere d. Michelangelo Schioppa tra quattro concorrenti, ma avendo il vicepresidente del S. C. rappresentato che abolito il privilegio delle Piazze, il dritto di fare l'elezione del Tavolario doveva ricadere al S. C. per non essere da meno degli altri Tribunali che si eliggono particolari Ingegneri, è venuto il Re ad ordinare che si riserbava di dare le disposizioni per la elezione del Tavolario, ma che per ora laelezione si facesse dal S. C. Per cui quanto si è fatto dalla Regia Deputazione è tutto inutile rimasto, e si apriranno i concorsi in S. C.

Sabato 20. Si procede con fervore alla coscrizione urbana, e dai parrochi si fanno le note. Si è ordinata una tassa di ducati mille a capo di famiglia nobile da pagarli a ducati 200 al mese, e si va in giro per le firme. I monasteri ricchi che vi sono rimasti, anche hanno avuto una tassa.

Domenica 21. Questa sera ad un'ora e mezza di notte vi è stato un turbine di vento cosí impetuoso ed istantaneo che ha spaventata tutta la città, e dovranno sentirsi dei disastri accaduti.

Lunedí 22. Il turbine di ieri cagionò la morte di cinque persone, fra le quali due donne gravide, che vennero con le famiglie da Capua dove si erano portate a vedere i loro mariti uffiziali che partir dovevano per l'armata. Alla calata di Capodichino il temporale spaventò i cavalli e rovesciar fece la carrozza in un fosso, ove restarono all'istante morte le due donne e poco dopo morirono gli altri.

Si dice scoperta un 'unione di rivoluzionari molto numerosa di nobili e plebei, e sentesi che siano stati la scorsa notte arrestati qualche centinaio. Siamo sempre da capo.

Si è publicata quest'oggi la promozione di tutti coloro che si son fatti merito sul ritiro delle carte bancali, cioè, il consigliere Navarro, promosso a caporuota soprannumerario, il consigliere della Real Camera, d. Luca Savarese, da giudice dell'Ammiragliato a consigliere del Commercio, i due avvocati d. Giovanni Transi, e d. Giuseppe Sanseverino a giudici di Vicaria. Il principe di Bisignano è stato decorato colla fascia di s. Gennaro, il marchese di Montagano con la chiave d'oro[*1] .

Altro editto si è publicato ordinante che tutti gl'impieghi di carte bancali debbono nelle restituzioni considerarsi pel valore nominale, cosicché non possono i debitori, né chiedere riduzione del debito, né attaccarli di lesione, giacché le carte impiegate prima del di 8 maggio non avevano perduto il loro valore.

Martedí 23. Si è publicato questa mattina proclama fatto in Apruzzo dal generale Boucard, che trascrivo dopo averne accennata l'occasione. I visitatori economici di quella provincia volendo usar del soverchio rigore nell'esazione della decima e pesi fiscali su individui che forse più degli altri hanno inteso il grave peso della guerra e della invasione Francese, fecero si che la popolazione disgustata prese le armi, resistette, diede poi a' saccheggi. Boucard avvisato vi si portò cori 400 uomini di linea, ma la popolazione armata prese le alture, per cui credette quel comandante spedire in Napoli una rimostranza di fuoco contro i Visitatori, ed indi stimò sano consiglio disarmar quella gente col perdono e minacce publicando il seguente proclama:

« Lo strepito tumultuario delle rapine, delle manomissioni, dei furti del vilipendio della giustizia, dei delitti insomma, dell'anarchia, è giunto al trono del nostro Re, o Sanniti. Penetrato l'animo suo da tante sventure che vi ricoprono di vergogna e di dolore, apre i fonti della clemenza e del perdono a quei traviati che rientreranno nei loro doveri, e giusto ed inesorabile scaglia i fulmini della vendetta contro i pertinaci. E’ mente pertanto Sovrana che qualsivoglia individuo il quale fino ad ora abbia attentato alla publica tranquillità torni alla sua casa, al suo lavoro nel termine di giorni due, adempia alle leggi, e non leda sotto qualsivoglia pretesto alcuno, né in fatti, né in parole. Essendo poi disertore, ovvero di massa, si presenti nello stesso spazio di giorni due ai comandanti militari Presidi, o uffiziali civili, per essere arrolato alle Regie falangi, rivestendo il prisco onore di questi valorosi popoli, lo renda formidabile ai nemici. Sono eccettuati coloro che rei d'infami delitti, meritano la escerazione universale. Non vi sarà pretesto che giustifichi trasgressione. Chiunque osasse di non obbedire, sarà arrestato e punito all'istante colla morte militarmente. Quando sarà inviolabile il perdono per il passato, altrettanto sarà pronta ed inevitabile la pena dell'avvenire >>.

Mercordí 24. Si son veduti tornare da Capua quest'oggi quantità di carri, carretti, bagagli, ed altro appartenenti alla truppa, se ne ignora il motivo, essendo quei stessi partiti pochi giorni sono.

Si inette in dubio la resa di Malta, ed è sicuro che non è venuta né la capitolazione né la conferma, che pure dovrebbe essere venuta.

Giovedí 26. Marciano tutto giorno le nostre truppe, ed è affrettata la formazione della milizia urbana.

Il direttore Zurlo portò di persona il biglietto di consigliere del Commercio a d. Luca Savarese; il publico che sa la corte stretta che fa alla sua cognata, ha notata questa. caricatura.

Venerdí 26. Altra carcerazione e numerosa si dice, si vuole fra gli altri arrestato un corriere che portava lettere di Moliterno, che si crede abbia delle intelligenze in Napoli. Il Regno è, tutto in anarchia, ed io veggo imminente un'altra crisi, che Dio non voglia succede, sarà più luttuosa delle due sofferte in gennaio del 1799 ed in giugno dell'anno stesso.

Sabato 27. Questa sera ritirandomi circa le ore quattro ho trovati al pontone di Maddaloni i posti avanzati di truppa Moscovita che davano il chi viva a chiunque passava a piedi ed in' carrozza, col lume o senza. Sento che continuano le carcerazioni, e ne sarà un'altra questa notte. Fu proposto dal fiscale Guidobaldi di arrestare tutti gli usciti coll'indulto, e vi è chi dice anco i parenti.

Domenica 28. Questo mio giornale va cangiando forma, perché lo cominciai con l'idea di notare gli accidenti del giorno, indi tratto tratto vi andai spargendo le notizie che vi avevano influenza; ora noto in esso le memorie tutte di questo infelice tempo almeno per quanto ne arrivano a mia notizia. E' sul tavolino una legge restrittiva delle doti di famiglia, secondo taluni sarà per incorporare al Regio erario i Monti tutti di famiglia specialmente quello di Ciarletta Caracciolo che dà settantacinquemila ducati di dote alle donne delle famiglie godenti. La verità è che il sistema di Governo è d'impoverire i ceti tutti, e fare quello stesso che aveva immaginato il governo democratico. Secondo le apparenze non avremo piú in Napoli la Corte, se sono vere, o per dir meglio se si avverassero le disposizioni che si dicono, resterà Napoli uno scheletro, privo di lustro, di decoro, di Nobiltà.

Si dice scoverta una grande congiura, in cui sono involti molti Nobili. Il Governo deve essere in agitazione, perché da per tutto sono guardie raddoppiate e posti avanzati.

Arrendamenti non si pagano, mesate a ministri, offiziali di Segreteria, di Casa Reale ecc. non si pagano ed ora si susurra che le carte impiegate colla Regia Corte, durante le circostanze e i bisogni dello Stato, non daranno rendita alcuna a coloro che le hanno esibite.

Il fiscale Guidobaldi disse, che fu uno scandalo nell'appartamento tenuto dal Vicerè per lo sgravo della Principessa, il vedere nel ministri soprattutto sfoggio di brillanti. I patriotti dicevano che per stabilirsi la democrazia ed uguaglianza i ceti dovevano tutti impoverirsi; che differenza fra questo sentimento e quello del fiscale della Giunta di Stato?

Lunedí 29. E' arrivato questa mattina il pacchetto col quale è venuto il duca della Regina, che per quanto si dice porta la  prammatica del Libro d'oro, e la riduzione delle doti.

Quest'oggi circa le ore 23 con sorpresa universale è stato arrestato d. Gaetano Ferrante, amministratore generale dei beni dei rei di Stato, che ha dominato in Napoli dal momento che arrivò il Re a Napoli, che aveva un carteggio continuo colla Regina e col Re, che fu col Re sempre a bordo quando fu in rada, e che andò anche a Palermo per conferire. Quello che ha fatto maggior senso è stato l'essere andato ad arrestarlo il consigliere Speciale, e si dice col fiscale Guidobaldi, val quanto dire che l'arresto è per materia di Stato.

Martedí 30. Non si parla che dell'arresto del cav. Ferrante. Il consigliere della Giunta d. Vincenzo Speciale fu in casa sua ad ore 20 con molta truppa Moscovita, dalla quale circondar fece la casa e chiudere i portoni, giacché ne ha due. Si ricevette la consegna delle carte che suggellò, e terminò circa le ore sei della notte. A quell'ora stessa fu imbarcato per Palermo il cav. Ferrante su di una speronara. Contemporaneamente fu sorpreso il suo casino sull'Infrascata, e l'officina che teneva colle Razionalie nel Salvatore, al Gesù vecchio. Questo è quanto accadde, molte cose poi si dicono circa tale arresto, che chi lo vuole per solo carico di amministrazione frodata, chi per carico di Stato, che dovrà portare altre conseguenze.

 

 

 

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 [*1]             In marg. Anche dei razionali ed uffiziali di Banco sono stati decorati cogli onori di presidenti e razionali di Camera ed un uffiziale del Banco di S. Giacomo cogli onori di uffiziale di Segreteria.

 

 


 [*1]         Costui fu uno dei primi a fare dei proclama, sopratutto inculcando proibirsi la polvere di cipro, e le frisature dei capelli.

 

 

 [*2]         Mi si è detto che il principe del Cassero colla famiglia si pose in mare, e non scese fino alla mattina seguente.

 

 

 [*3]         Così fu di fatto, non essendo stata che una voce sparsa senz'altro fondamento.

 

 [*4]         Si replica la storia dell'anno passato di questi tempi, giacchè anche si designava la notte di Natale per la rivoluzione.

 

 [*5]         Ecco la parte del dispaccio ‑ [L'autore trasandò d'inserirlo, ma deve essere quello scritto d'altro carattere che trovasi infrapposto nelle pagine precedenti, che si dice trasmesso dal principe del Cassaro a d. Felice Damiani, presidente della Giunta di Stato. Il dispaccio, con data del 10 decembre 1799 da Palermo, ordina che si proceda con tutto il rigore delle leggi contro Vincenzo di Stefano, Pascale Apuzzi, Francesco Buscè, Carlo d'Aprei, Antonio BeIpulsi, Desiderio Malinier, Vincenzo Ferrarese, Luìgi Medici ed altri, denunziati come cospiratori. In ultimo vi si leggono le parole, dì carattere del de Nicola: Questo dispaccio fu apocrifo].

 [*6]         Questa sera è accaduto il seguente fatto del quale sono stato testimonio, perché è succeduto in persona di d. Michelino Maza, che abita al secondo appartamento, al disotto della mia abitazione. Circa o n'ora di notte e forse meno, mentre diluviava è passata imbasciata all'anzidetto de Maza che un offiziale dovea pregarlo di cosa di premura per parte della Giunta di Stato. Egli è uscito ed ha trovato una persona con l'uniforme, la quale gli ha detto, che in Giunta vi era un ricorso contro di lui che lo imputava di essere scritto nelle prime quattro compagnie di truppa civica, di aver vestito l'abito republicano, l'uniforme da ussero, essere indi fuggito in Aversa, e dì là tornato anche fuggendo in Napoli, perché volevano i Realisti arrestarlo. Di ciò parte era vero parte falso. Il Maza si è risoluto dicendo, che di sua condotta ne avrebbe dato conto a S. 31. ed alla Giunta quando fosse occorso, onde lo ringraziava dell'avviso. Colui ha soggiunto che aveva ordine di arrestarlo, e che aveva lasciato a basso la sua gente. Allora il Maza, come in sua casa sitrovava per accidente l'aiutante della Piazza, d. Peppino Poerio, così alzando la voce lo ha chiamato. Al sentire quel tale chiamato Poerio, si è tirato indietro verso la porta di uscita. Il Maza ha voluto arrestarlo pel braccio, dicendo « si trattenga ». Ma colui ha finto tirar mano alla sciabla, si è liberato il braccio, e si è posto a fuggire per le scale, dicendo «adesso vado a prendere i granatieri ». Maza è corso al balcone, gridando che si arrestasse. Ma colui è scappato in maniera che non si è potuto raggiungere. Questo fatto fa vedere a che si stia in Napoli.