Capitolo XIV.

  La quasi completa distruzione della flotta francese ad Abukir, del 1° agosto del 1798, riapre le speranze di quanti vogliono la formazione  di una seconda coalizione ed il ripristino delle ostilità contro la Francia.

A Napoli, l’ammiraglio inglese Nelson, artefice della grande vittoria navale, viene considerato un eroe e il salvatore del trono e della Nazione.

 

Battaglia di ABUKIR : Affondamento dell’’Orient, nave ammiraglia francese.

Un veloce vascello, il Mutine, mandato in avanscoperta a Napoli porta “la lieta novella”. Ferdinando e Carolina sono a pranzo quando giunge l’ambasciatore inglese, William Hamilton, ad informarli. Grande è la loro gioia, e la Regina non sa trattenersi: abbraccia e bacia tutti invocando : “Oh Nelson! Oh Nelson! „.

Napoli viene illuminata per tre notti, e si prepara a ricevere l’eroe del Nilo.

Il 22 settembre infatti un corteo di barche va incontro alla nave dell’ Ammiraglio, il Vanguard, per accoglierlo con tutti gli onori. Dalle barche impavesate salgono le note dell’ inno nazionale britannico. La nave dell’ ambasciatore inglese è la prima a giungere: Lady Hamilton, opportunamente preparatasi, si avvicina al Nelson, con voce strozza esclama “Oh Dio! Non è possibile! “ e sviene. La flotta inglese in spregio al trattato di Parigi viene ospitata nel porto di Napoli.

Giacomo Guardi : Flotta Inglese sotto Nelson nel Porto di Napoli.

I festeggiamenti durano a lungo con banchetti e balli e coinvolgono, almeno emotivamente, anche gran parte della popolazione. Nelson, che ora abita nella casa dei coniugi Hamilton,  non vuole indugiare però, e in un incontro con la Regina Maria Carolina spinge, per un immediato attacco alla Francia. Inoltre in una lettera a Lady Hamilton, che funge da interprete ed mediatrice con la Regina, esorta: “Le misure più coraggiose sono le più sicure”.

“È voce che l’Inghilterra temendo non potessero far frutto le trattative del congresso in quel tempo aperto a Rastadt, avesse spinta a tutto impegno la corte di Napoli  ad aprire la campagna d’Italia, per rompere le preoccupazioni dell’ Austria, che dichiarava non volere cominciare le ostilità se prima i Russi non giungessero. In quel riscontro poco montava l’Inghilterra se le truppe di Napoli vincitrici o vinte rimanessero: nella sua politica altro non v’era, che il fare appicare la scintilla alla mina onde obbligare  così la Francia a disperdere e seminare le sue forze in più vasti spazi”. (Gennaro Marulli: Ragguagli storici sul regno delle Due Sicilie dall’ epoca della Francese rivolta fino al 1815.)

 

 I coniugi  William ed Emma Hamilton con il contrammiraglio Horatio Nelson

In una lettera a Lord S. Vincent Nelson si lamenta “Quanto tempo prezioso si sta perdendo nelle Corti di Napoli e di Vienna! Basterebbero tre mesi per liberare l’Italia; ma questa corte è così indolente che perderà il momento buono... Non sto affatto bene, ed il meschino contegno di questa Corte non serve certo a calmare il mio carattere. E’ un paese di suonatori e di poeti, di puttane e di briganti”.

Probabilmente ha già ben stretto i rapporti con Emma Hamilton.

Comunque la pressione sulla corte di Napoli, per un intervento contro i francesi, è forte. La Hamilton e lo stesso Acton si adoperano  affinché la Regina convinca Ferdinando che, in verità, non sembra molto deciso. Pur tuttavia si decidono importanti atti propedeutici ad una guerra alla Francia e si inizia la corsa agli armamenti ed agli arruolamenti.

 

 

In realtà, nel Regno,  quasi nessuno vuole questa guerra. Le recenti e stravolgenti vittorie di Napoleone hanno creato una fama di quasi invincibilità dell’esercito francese. Ancora  vivi sono i racconti dei reduci di Tolone, che riferiscono di drammatiche fughe sotto il fuoco implacabile dell’ artiglieria diretta proprio da Napoleone. Più verosimilmente sono proprio quei pochi repubblicani a sperare che  una guerra  tra Napoli e la Francia, possa portare la fine della potere monarchico e  un governo democratico e  liberale. In verità nemmeno tutti, come ad esempio il Cuoco, che più attento agli avvenimenti politici più recenti, ha ben compreso che ormai la Francia si comporta più da conquistatore che da liberatore con le Repubbliche sorelle. Inoltre ci sono i braccianti che vivono al confine e che  si recavano a lavorare nei territori dello stato pontificio, ora, con  la proclamazione della Repubblica Romana,  sono rimasti senza lavoro e sperono nel ritorno del Papa.

Vincenzo Cuoco

In questa situazione non è facile formare un esercito. E’ pur vero che la propaganda ha creato in larghi strati del popolo un vero e proprio odio antifrancese. Ma si sa una cosa è la teoria ed un’altra la pratica. E così la campagna per  la formazione di un esercito risulta più difficile del previsto. Gli inviti per la formazione di corpi volontari non raccolgono molte adesioni.

Il 21 luglio, con reale dispaccio, si raccolgono truppe tra i forzati.

 

“Si formino tredici Compagnie dei Forzati condannati a tempo per delitti non gravi, nè infamanti e che siano atti al servizio militare, e tre se ne formino dei Presidiarii che abbiano le eguali circostanze relativamente ai delitti ed all'attitudine, dovendo tali Compagnie denominarsi compagnie Franche e servire dove convenga.”

Ovviamente, appena liberi, molti si danno a precipitosa fuga ed “infettarono l’intera provincia”.

L’11 agosto  viene pubblicato un Dispaccio Reale per l’arruolamento di milizie provinciali. Ma l’arruolamento si dimostra molto più arduo del previsto a dispetto del presunto e conclamato entusiasmo del popolo. Il primo settembre Marinelli annota nel suo diario:

 

 

La plebe è in tumulto a causa di un nuovo dispaccio, sigillato, che verrà letto domani. Si congettura in giro che possa riferirsi ad una nuova leva forzata di soldati e pertanto si teme che il fatto possa produrre disordini in tutto il Regno, e la Corte stessa ha questo timore. Il popolo nella Capitale sta facendo provviste per domani perché ha intenzione di rimanere serrato in casa. Oggi è impossibile comprare con  moneta e questo accresce il malcontento. Un ufficiale è venuto alle mani con un uomo che stava vendendo moneta per il Re.

2 settembre. Si sa infine che il dispaccio contiene una nuova leva forzata di otto persone per migliaia, da scegliersi oggi stesso e da inviare immediatamente. Pene rigorose per tutti coloro che rifiutano di obbedire.

Questa mattina è arrivata la notizia che un giovane nel Vicolo dei Cristallini s’è impiccato per paura d’essere costretto a fare il soldato. Per la stessa ragione, uno o due giorni fa, un altro giovane s’è avvelenato.

 

 

Il 29 settembre un altro Reale dispaccio viene emanato alla fine della formazione di un corpo di miliziotti, una specie di soldati non regolari.

Nonostante la recente liberazione di alcuni presunti giacobini, la pressione sull’opposizione interna è sempre forte. I più compromessi come  Lauberg, Pagano, Russo, i fratelli Pignatelli, Ettore Carafa e  altri, ormai si sono allontanati da Napoli e vivono come esuli nelle altre repubbliche italiane. Il resto, pochi in verità, quasi tutti intellettuali,  si limita ad incontrarsi nei salotti di casa Fasulo, dei Serra di Cassano e della Pimentel Fonseca a discutere e a conversare dei recenti avvenimenti e della prossima guerra ai francesi e a sognare una “nuova primavera” di libertà ed uguaglianza. Nessun progetto d’azione, pur anche di pura propaganda, può essere tentato per lo stretto controllo della polizia borbonica e delle innumerevoli delazioni.

 Il 5 ottobre viene perquisita la casa di Eleonora Pimentel Fonseca, vengono rinvenuti libri e testi del Filangieri e degli enciclopedisti francesi. Tutte letture proibite. E’ quanto basta per arrestarla. Viene  portata alle carceri della Vicaria e segregata nella famigerata fossa del Panaro.

 

 

Domenico Battaglia: Perquisizione e arresto di Eleonora Pimentel Fonseca

 

 

Proprio in quei giorni giunge a Napoli il Barone Karl von Mack, un generale austriaco molto accreditato per la sue capacità, ma ancor privo di vittorie sul campo: solo sconfitte. Con lui giungono anche altri generali austriaci  suoi collaboratori. A Mack Ferdinando affida, l’11 ottobre,  quale capitano generale, il comando dell’esercito napoletano. Due giorni dopo , a Caserta si riunisce il consiglio di Corte per decidere la guerra alla Francia. Il consiglio non è compatto: il marchese del Gallo, il generale Colli, Parisi e Pignatelli, con l’anziano Carlo De Marco sono contrari, a favore Maria Carolina con John Acton, il ministro Castelcicala, ex ambasciatore a Londra e con una moglie in gran confidenza col primo ministro Pitt, e il nuovo comandante dell’ esercito Generale Mack. Ferdinando IV decide per la guerra. Sulla decisione pesa, per alcuni,  anche  un’ipotetica lettera, falsificata ad arte da Acton e la Regina, dell’ Imperatore austriaco che si dichiara pronto, insieme alla Russia, ad intervenire contro la Francia.

Karl Von Mack

 

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